Chi vuoi essere?
Chi sei?
Colei che dice per esserci.
Incrdibile la sensazione di volere di nuovo quell'incontro. Quell'essere uno di fronte all'altro. Incredibile quanto faccia bene il Treno.
Il veloce trasportarsi terreno da una parte all'altra sul suolo, con l'idea del definito, del sicuro.
Il treno a differenza della macchina contiene in sè l'idea dell'immutabilità. Binari fissi che orientano nel viaggio una volta e per sempre. E' la sicurezza che ti permette di lasciarti andare, smettere le ansie e le maschere. Un fidarsi.
Nel treno ritrovo me. Posso fare o leggere solo ciò che mi sono portata.
Le possibilità non sono infinite. Scopro le mie traccie.
http://www.youtube.com/watch?v=UZC8J5oX1pg
Tra:
Chi me li fece scoprire, anni fa
Chi è stato al concerto con me
e
Gli Offlaga per le emozioni di casa
Sono le relazioni, a tutti i livelli, ciò che mi spaventa di più.
L'essere vista, l'esistere realmente per un'altra persona.
L'essere definita.
Il procurare reazioni nelle persone (soprattutto questo).
Mi ossessiona il fatto che tutto dipenda da me.
Che ogni mia azione segni irrimediabilmente la vita dell'altro, da qualche parte.
Io dovevo stare attenta ad ogni minima sfumatura, perché tutto poteva essere fonte di danno.
Questo enorme controllo pieno di senso di colpa mi ha fatto diventare controllata dalla parte più nera di me.
Non riuscendo a rifiutare il fatto che bisognasse essere controllata, rifiutavo di farlo a livello inconscio; permettevo alla mia parte più oscura di salire sul trono del comando.
Continuavo a non essere adatta, anche se sempre più controllata.
Ho perso la mia innocenza, la capacità di essere stupiti e di accettare l'altro.
Ma ho perso la mia razionalità, il mio sapere indagare il mondo, perché non ho più voluto ascoltarmi.
L'indagine costante sul mio operato mi ha portato a decidere di essere perfetta così.
Niente più messe in discussione.
Troppo pesante affrontare un ulteriore senso di colpa.
Pausa.
Poi.
Grazie per la musica.
1.Verso
2.Retro

3.Avendo gli occhi ci guardiamo
Prendiamo l'inquietudine erotica ( che adesso sta per farsi viva di nuovo quando più i dolori nel ventre si attenuano), quella fame sorda, oscura, quella sensazione di qualcosa che manca che ci perseguita praticamente ogni attimo di veglia e di sonno nella nostra esistenza.
Che cos'è? E' la possibilità dell'amore dentro il nostro corpo. La presenza, la possibile presenza di un'altra persona.
L'avvilente, costante memento che la solitudine è una condizione impossibile, che una cosa come un essere umano solo non può esistere.
Che la parola "io" è il vocabolo più assurdo della nostra lingua. Il punto vuoto del linguaggio.
(Così come un centro è sempre necessariamente vuoto)
Lars Gustafsson, Morte di un apicultore